Una passeggiata in campagna

La scoperta ha sempre suscitato un’emozione unica nel proprio genere. In particolare l’esplorazione di alcuni luoghi ci fa rivivere molteplici ricordi che teniamo rinchiusi nei cassetti del tempo della nostra mente. Le campagne aragonesi riportano alla luce questi ricordi, fatti di bambini che armati di coraggio iniziano a camminare mostrando interesse verso le più semplici delle cose.

Un viaggio che in poche ore ci porta oltre l’avventura nei paesaggi che sembrano essere immutati nel tempo e che racchiudono dentro di se i passi di chi è stato lì prima di noi.

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Abbiamo deciso, dopo pranzo, di andare a fare una passeggiata per smaltire un po’ la famosa salsiccia di Aragona, figlia di una tradizione che ha portato il comune a farne una sagra durante la fine dell’estate. Cosi armati di macchina fotografica e voglia di divertirci abbiamo preso il primo sentiero appena fuori le mura della casa dove ci eravamo riuniti. L’obiettivo era quello di raggiungere un casolare poco lontano. Il paesaggio che ci si presentava davanti era una valle da superare nel verde di una primavera inoltrata con i vigneti da cui sarebbe nato il vino a settembre e piccoli campi di ortaggi che da qui a poche settimane avrebbero dato i frutti del lavoro della terra.

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La cosa bella di questa piccola passeggiata risiedeva nella calma e la tranquillità della campagna che spesso viene dimenticata anche da chi vive in una piccola cittadina fatta di auto, semafori e di gente che cammina diritta per la sua strada.

Ritrovati sotto gli alberi che ci accompagnavano nel percorso abbiamo raccolto delle “caracitole” (fiore della zona) in merito ai ricordi che accennavo poco fa. Quando eravamo bambini si mangiavano, e nonostante siano passati più di 20 anni abbiamo deciso di continuare questa vecchia abitudine.

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Arrivati al casolare abbandonato mi assalì una voglia matta di entrare, di scoprire cosa c’era odorando i segni del tempo che erano rimasti nascosti e chiusi da una porta legata con il fil di ferro. Ovviamente evitammo per una questione di sicurezza ma dentro la mia mente rimase l’immaginario di un piccolo “tesoro” che aspettava di essere svelato.

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